Ginger Beer artigianale… da un’idea originale di Marco Parrini (cioè io…)

Chi ha letto il post precedente e mi conosce avrà capito che nel momento stesso in cui ho assaggiato il Moscow Mule e conosciuto il Ginger Ale e la Ginger Beer non ci ho pensato due volte e mi sono messo giù ed ho provato a buttar giù coi soliti amici di Birrando si Impara una ricetta per farlo artigianalmente.
E quindi ho proceduto come segue:

Ho sbucciato e tagliato a striscioline fine il ginger (3-5 mm) (con 2,7 kg circa pagati da un amico 10 euro… ho recuperato poco più dei 1,8 kg necessari alla ricetta…)

Volevo mettere le fette in una busta pulita di plastica resistente per schiacciarle passando sopra un mattarello, ma poi ho optato per schiacciarla col batticarne…

ho preso poi 7 litri di acqua e portati a 68 °C ho aggiunto:

1,200 kg di ginger in infusione per 30 minuti
200 g per 15 min (li ho aggiunti quindi dopo 15 minuti)
200 g per 5 min (aggiunti dopo 25 tolti)
250 grammi fiocchi di mais per 25 minuti (tolti a 5 minuti dal termine della bollitura)
1,200 kg di zucchero di canna gli ultimi 5 minuti (dopo tolti i fiocchi di mais)

Nel frattempo ho creato una specie di tisana con un 1 l di acqua calda in cui ho messo in infusione chiodi di garofano, curcuma, cumino e anice stellato in una combinazione giudicata con il naso ed il palato adatta all’odore che scaturiva dalla pentola con il ginger.
Ho inoltre sciolto un cucchiaio abbondante di Maizena in un po’ di acqua a temperatura ambiente e l’ho messa nel fermentatore.

Una volta passati 30 minuti, ho filtrato il mosto nel fermentatore, aggiunta la tisana, un’ultimo piccolo quantitativo di spezie, gli ultimi 200 g di ginger (totale quindi 1,800 kg), il succo di un limone, un cucchiaino di acido citrico e acqua fredda per arrivare ai 12 l stabiliti inizialmente.

Ho aspettato il raggiungimento dei 20 °C e ho messo mezza bustina di lievito t58, agitato, tappato il fermentatore e….

E naturalmente ci siamo dimenticati di misurare la OG…

Abbiamo provveduto a farlo domenica mattina, dopo che non avevamo visto nessuna reazione dal composto se non l’innalzamento della temperatura da 20 °C a 24 °C.
OG misurata a 24 °C 1020,00 (stimati 1020,89 a 20 °C)

Mercoledì abbiamo misurato la FG e, visto che era arrivata a 1000, abbiamo deciso di travasare in un altro fermentatore ed aspettare fino a sabato (stamani n.d.r.) per imbottigliare.
E’ risultato però un altro problema, il lievito aveva attenuato così tanto che il fermentato era assolutamente per niente dolce e molto piccante.
Abbiamo quindi cercato qualcosa che potesse lasciare residui dolci dopo la seconda fermentazione senza rischiare che con la seconda fermentazione si formasse troppa pressione con rischio esplosione delle bottiglie.
E’ dopo consulenze con amici agronomi ed enologi ed aver scartato la gomma arabica (da un lieve retrogusto amaro oltre alla dolcezza) e il glicerolo (è leggermente lassativo) siamo giunti alla scelta definitiva: La Stevia.
per chi non la conoscesse:
Si tratta di una pianta coltivata nel Sud America, sulle montagne del Paraguay e del Brasile. I popoli di queste regioni la utilizzano come dolcificante naturale, dal momento che le sue foglie contengono principi in grado di dolcificare anche la bevanda più amara con una capacità di dolcificare che è 300 volte superiore rispetto al comune zucchero estratto dalla barbabietola o dalla canna da zucchero.
Abbiamo quindi disciolto 99 pasticche di Stevia concentrata e 2 cucchiai di Stevia al 3% in polvere (97% di maltodestrine fermenescibili, quindi rischio eccessiva fermentazione) fino ad ottenere la dolcezza residua che ci sembrava giusta ed infine abbiamo imbottigliato con 3 g per bottiglia da 0,75 da Champagne.
E questo è il risultato…
Tra pochi giorni l’assaggio… Ma ad ora il sapore e l’odore sono molto interessanti…
A presto con l’assaggio!

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